avrei voluto parlare male di yann tiersen, il cui concerto si è tenuto, in tripudio di emozioni, folla in delirio e ragazzine al primo mestruo in eccitata adorazione, lo scorso sabato nel palazzetto dello sport di santiago de compostela, ma poi mi sono accorto che mi sarebbe costato fatica, ed in un lunedì come questo anche il puro e semplice consumo di adenosintrifosfato necessario per respirare e/o rigirarsi nervosamente nel letto alla ricerca di una posizione comoda in cui addormentarsi sarebbero facilmente catalogabili sotto la voce "fatica", ed in questo modo ho deciso di lasciar perdere, nonostante mi lasci ancora perplesso il motivo del successo di questo francese dal nome vagamente scandinavo e l'espressione disgustata o spaesata o annoiata o dispersa nell'iperuranio di coloro a cui chiedevo informazioni sulla performance di matt elliot, che risultava essere la special guest di questo francese dal nome vagamente scandinavo, le stesse persone che, premurose, mi spiegavano senza che io lo avessi loro domandato che questo francese dal nome vagamente scandinavo era quello della colonna sonora di ameliè, inconsapevoli del fatto che, naturalmente, lo sapevo perfettamente, anche perchè - vedì sette righe sopra, dato che come si sa sono un amante della scrittura prog molto più di quanto non sia amante di questo tipo di musica, della scrittura attorcigliata su se stessa, della scrittura volutamente illeggibile - se l'avessi fatto sarei passato per l'ennesima volta per il fighetto saccente e non che la cosa non mi vada a genio ma mi sembra il caso di tentare di uscire da questo genere di personaggio se non altro per una mera questione di rinnovamento personale, ben consapevole che non ce la farò perchè tutto questo è insito nella mia natura, e poi mi sono accorto di averlo fatto - e se ti stai chiedendo cosa, rileggi la prima riga e non preoccuparti: è il solito mio problema di scrittura prog, di realismo isterico e tutto il resto - e la cosa mi ha procurato una certa prostrazione, ed avrei ancora molte cose di cui parlare e tutte di scarsa rilevanza nell'ordine delle cose, ma forse è meglio se provo a dormire.
ah, il titolo è quello di una canzone dei them crooked vultures, di cui vorrei parlare prima o poi, insieme al film di micheal mann, ad altri dischi, alla nozione di tempo, al concetto di futuro, alla transumanza, alla concimazione dei campi ed ad altri argomenti sinceramente pleonastici. non sto meditando il suicidio, non ancora.
lunedì 23 novembre 2009
martedì 17 novembre 2009
realismo isterico.
collezioniamo minuti haiku per esigenze di tempo ed urgenza di comunicare qualcosa che nella migliore delle ipotesi non interesserà a nessuno, consapevoli che tali forme brevi di scrittura si trasformeranno progressivamente in affastellamenti disordinati di parole recalcitranti nei confronti di una qualsivoglia parvenza di punteggiatura che possa rendere la lettura meno cefaleagena. o cefaleafora. in ogni caso, entrambe queste parole paiono essere inesistenti.
- mi domando dunque per quale motivo non esista la parola "cefaleagena" mentre esistono "aritmogena", "pirogena", "oncogena" et similia.
- oggi ho portato una mela in università, per sentirmi uno studente come si deve, come quelli de "l'attimo fuggente", o qualcosa del genere, e suppongo che sappiate quanto ci tenga al mio status di studente. la mela era molto croccante ma ciononostante succosa, tanto che credo che domani ripeterò questa esperienza.
- venerdì sera ballavo sotto la pioggia pesante di lisbona "where is my mind" e mi sono sentito giovane e vivo e felice e grato, e devo aver bevuto molto prima di raggiungere un simile stato di atarassico piacere, più che altro per il fatto che una qualunque persona sobria o sana di mente secondo i miei particolari standard non ballerebbe mai "where is my mind" sotto la pioggia.
- oggi sono arrivato a pagina seicentosessantasei di "the infinite jest" e se la matematica non mi inganna ne dovrebbero mancare seicentoquarantuno. ho usato la calcolatrice di windows.
- mi riconosco molto, letterariamente, nel realismo isterico, ed in david foster wallace, e probabilmente non è un caso che si sia impiccato.
- sto ascoltando il nuovo lightning bolt, mi sembra bello.
- quando sono tornato da lisbona nel mio condominio campeggiavano in vari siti, tra cui l'ascensore ed un enorme specchio al pianterreno, le scritte, in un bel rosso intenso à la charles manson, "putas 1 C": molto bene. purtroppo il giorno dopo sono state lavate.

- depeche mode a lisbona: bravi. possessori di hashish che assistono al concerto dei depeche mode a pochi centimetri da me e regalano agli altri avventori la loro merce: bravissimi.

- una mia amica dopo avere visto gli stessi imbolsiti miliardari inglesi a valencia pochi giorni fa sentenziava che ogni donna avrebbe dovuto avere il suo dave gahan, ed io mi permetto di aggiungere che se fossi un mordicuscini o la sopravvivenza della razza umana fosse legata esclusivamente...no, non è decisamente un esempio calzante: in ogni caso, se per una qualche ragione lontana dalla mia comprensione fossi costretto ad un rapporto omosessuale con qualunque altro uomo sulla faccia della terra, probabilmente la mia scelta ricadrebbe su di lui. o trent reznor, forse, ma ho il sospetto che a trent reznor piaccia quel genere di cose sadomaso che preferirei evitare.
- itunes negli ultimi tempi ha la curiosa abitudine di dimenticarsi dove sono collocate le canzoni di musica noiosa che mi piace ascoltare, essendo notoriamente un cultore del rumore parossistico ed insensato, ma anche della musica meno noiosa, essendo notoriamente un cultore di "toxic" di britney spears ed altre amenità, quindi in sostanza di tutta la musica, situata in una cartella che ha la sola colpa di risiedere in un hard disk esterno vista l'esigua memoria di questa misera scatola di plastica, metallo ed, immagino, silicio che chiamano notebook, e questa particolare ed inusitata funzione di itunes che nello slang che mi è tipico potrei indicare con "funzionare alla cazzo di cane" mi fa essere piuttosto solidale con il terribile cancro che sta divorando steve jobs, e dato che mi dicono essere un cancro al pancreas dubito che necessiti della mia solidarietà, visto che la mia relativa conoscenza della semeiotica mi permette di sentenziare che è una delle peggiori patologie possibili - e tra i suoi interessanti features c'è anche la possibilità di diventare gialli come yellow bastard, nel caso che sia localizzata nella testa del pancreas, o nella coda, non ricordo, in ogni caso in una zona dove la neoplasia possa comprimere il dotto coledoco, quindi mi pare più verosimile che si tratti della testa, ma tutto questo non ha nessuna importanza.
- a proposito di musica noiosa, recuperando vagamente il concetto di haiku: raised fist - veil of ignorance: il solito calcio nei denti, nonostante abbiano perso un po' della freschezza dei precedenti, e non capisco chi nelle sue recensioni da intellettualoide scrive che si sono spostati verso un suono più groovy e meno d'impatto. oceansize - home&minor: bello. mancano i chitarroni, ma sanno scrivere canzoni. subarachnoid space - eight bells: ascoltato mentre dormivo, pare notevole. om - god is good: probabilmente in top ten a fine anno. fuck buttons - tarot sport: si riconfermano nonostante sia svanito l'effetto sorpresa, bel disco. russian circles - geneva: manieristicamente carino.
domenica 8 novembre 2009
blind for all to see.
sono andato a fare shopping con mio padre, che è venuto a trovarmi e si è dimostrato molto cordiale pur rispettando il suo personaggio di genitore sessantenne paranoide ed apprensivo e preoccupato ed ansioso - tutte cose pienamente giustificate dai comportamenti da quindicenne imberbe del figlio - in modo da poter rispettare, io, il mio personaggio di pargolo unico ventiquattrenne viziato e capriccioso e vanesio, o se preferite semplicemente di ragazza, ed ho scoperto che una cintura in tessuto con una fibbia in metallo costa venti euro, il che mi pare francamente privo di senso, ma non è la prima volta che mi stupisco di questo splendido giocattolo che si chiama capitalismo, quindi ho preferito soprassedere, e comprare la cintura, dato che peraltro pochi istanti prima avevo trovato una banconota da dieci euro sul marciapiede, inedita ventata di fortuna in una giornata peraltro priva di mal di testa, una novità in questo periodo, il che mi fa pensare che qualcuno dalle sembianze divine abbia pianificato qualcosa di orribile per la mia vita nei prossimi giorni, e mi abbia regalato questa giornata di leggiadria e freschezza per illudermi che qualcosa nella vita possa andare vagamente bene, ma tutto questo è solo rispettare il mio personaggio di ragazzo cinico e nichilista e paranoide, quindi anche su questo sarebbe preferibile soprassedere.
soprassedere per parlare di qualcosa di più interessante, nonostante i miei canoni per la parola interessante siano alieni alla maggior parte della popolazione mondiale. domenica pomeriggio ascoltavo shrinebuilder e mi sono perduto in una disamina che ha esaurito il peraltro già sufficientemente scarso pacchetto di sinapsi destinate alla domenica pomeriggio, solitamente dedicata ad attività di profilo intellettuale non eccelso come guardare il muro, esaminare le ferite che il mio corpo reca ormai con sempre più frequenza e della causa delle quali non sono nemmeno lontanamente a conoscenza ed ascoltare musica a volumi insensati per sopprimere quella sorta di ronzio che potrebbe essere una parvenza di pensiero che tenta di fuggire dalla mia corteccia cerebrale, o da qualunque altra parte si formi il pensiero nella mia cazzo di testa. mi pare doveroso spiegare per colmare la vostra abissale ignoranza - nella mera illusione che qualcuno, escluse le due o tre persone che di queste cose sanno e per cui la spiegazione sarà puramente pleonastica, davvero legga tutto questo - che shrinebuilder è una band composta da dale crover, scott kelly, al cisneros e wino, ovvero fondamentalmente loro:

il che con una metafora non troppo ardita è assimilabile a gesù, allah, visnù e buddah che decidono di formare una nuova religione, il cui simbolo sia un crocifisso con il burka ed otto braccia adagiato sotto salice o qualunque tipo di arbusto sotto il quale siddartha abbia raggiunto il nirvana, ed il parallelismo mi pare plausibile, dato che in questo disco convergono neurosis, una certa psichedelia à la om - e, ça va sans dire, ci si sentono anche gli sleep ed anzi per un motivo oscuro ho iniziato a pensare che se fossero ancora tra noi gli sleep oggi suonerebbero più o meno così -, la pesantezza dei melvins e la lentezza del doom vagamente settantiano dei saint vitus, unite peraltro ad un certo flavour impercettibilmente southern stoner che ricorda qualcosa dei down in alcuni passaggi - e quindi nel simbolo religioso sopra citato potremmo per completezza inserire anche un qualsivoglia simbolo animista di cui non sono a conoscenza - ed il tutto risulta commuoventemente armonico e monolitico - e non capisco chi, come ho letto da qualche parte, si lamenta della scarsa originalità e del manierismo e della poca passione: io voglio esattamente questo da un disco del genere, una summa di tutto ciò che questo tipo di musica dovrebbe essere, senza contare che se canta scott kelly può anche essere un disco di canzoni di natale, a me va bene lo stesso.
stasera forse parteciperò ad una festa in un locale, il retablo - dove sono andato una sola volta e sono stato accolto da boys boys boys di sabrina salerno, ed ero sull'orlo delle lacrime per questo -, festa organizzata da un pakistano con cui seguo il corso di spagnolo, un pakistano che parla poco inglese e non ha nemmeno una lontana idea del castigliano, del catalano, del basco, del galiziano o di qualunque altro dialetto parlato nella penisola iberica, il che potrebbe dare un'idea del livello del mio corso di spagnolo, pericolosamente vicino ad un kindergarten dove giovani napoletani tra uno schiamazzo e l'altro rivolgono le loro attenzione a polacche intelligenti e brillanti quanto un posacenere, facendomi una volta in più invocare il caro vesuvio. non ho nessuna voglia di andare a questo party, ma il flyer che mi è stato recapitato parlava di un fantomatico dj che metterebbe, tra le altre cose, dischi shoegazzing e posthardcare e sono curioso di capire di che generi si tratti, dato che in particolare l'ultimo mi ricorda un modello assistenziale di follow up del cancro al colon, o qualcosa del genere, ma tutta questa è solo spocchia, la spocchia per la quale sono famoso e per cui la gente mi ama, no?
soprassedere per parlare di qualcosa di più interessante, nonostante i miei canoni per la parola interessante siano alieni alla maggior parte della popolazione mondiale. domenica pomeriggio ascoltavo shrinebuilder e mi sono perduto in una disamina che ha esaurito il peraltro già sufficientemente scarso pacchetto di sinapsi destinate alla domenica pomeriggio, solitamente dedicata ad attività di profilo intellettuale non eccelso come guardare il muro, esaminare le ferite che il mio corpo reca ormai con sempre più frequenza e della causa delle quali non sono nemmeno lontanamente a conoscenza ed ascoltare musica a volumi insensati per sopprimere quella sorta di ronzio che potrebbe essere una parvenza di pensiero che tenta di fuggire dalla mia corteccia cerebrale, o da qualunque altra parte si formi il pensiero nella mia cazzo di testa. mi pare doveroso spiegare per colmare la vostra abissale ignoranza - nella mera illusione che qualcuno, escluse le due o tre persone che di queste cose sanno e per cui la spiegazione sarà puramente pleonastica, davvero legga tutto questo - che shrinebuilder è una band composta da dale crover, scott kelly, al cisneros e wino, ovvero fondamentalmente loro:

il che con una metafora non troppo ardita è assimilabile a gesù, allah, visnù e buddah che decidono di formare una nuova religione, il cui simbolo sia un crocifisso con il burka ed otto braccia adagiato sotto salice o qualunque tipo di arbusto sotto il quale siddartha abbia raggiunto il nirvana, ed il parallelismo mi pare plausibile, dato che in questo disco convergono neurosis, una certa psichedelia à la om - e, ça va sans dire, ci si sentono anche gli sleep ed anzi per un motivo oscuro ho iniziato a pensare che se fossero ancora tra noi gli sleep oggi suonerebbero più o meno così -, la pesantezza dei melvins e la lentezza del doom vagamente settantiano dei saint vitus, unite peraltro ad un certo flavour impercettibilmente southern stoner che ricorda qualcosa dei down in alcuni passaggi - e quindi nel simbolo religioso sopra citato potremmo per completezza inserire anche un qualsivoglia simbolo animista di cui non sono a conoscenza - ed il tutto risulta commuoventemente armonico e monolitico - e non capisco chi, come ho letto da qualche parte, si lamenta della scarsa originalità e del manierismo e della poca passione: io voglio esattamente questo da un disco del genere, una summa di tutto ciò che questo tipo di musica dovrebbe essere, senza contare che se canta scott kelly può anche essere un disco di canzoni di natale, a me va bene lo stesso.
stasera forse parteciperò ad una festa in un locale, il retablo - dove sono andato una sola volta e sono stato accolto da boys boys boys di sabrina salerno, ed ero sull'orlo delle lacrime per questo -, festa organizzata da un pakistano con cui seguo il corso di spagnolo, un pakistano che parla poco inglese e non ha nemmeno una lontana idea del castigliano, del catalano, del basco, del galiziano o di qualunque altro dialetto parlato nella penisola iberica, il che potrebbe dare un'idea del livello del mio corso di spagnolo, pericolosamente vicino ad un kindergarten dove giovani napoletani tra uno schiamazzo e l'altro rivolgono le loro attenzione a polacche intelligenti e brillanti quanto un posacenere, facendomi una volta in più invocare il caro vesuvio. non ho nessuna voglia di andare a questo party, ma il flyer che mi è stato recapitato parlava di un fantomatico dj che metterebbe, tra le altre cose, dischi shoegazzing e posthardcare e sono curioso di capire di che generi si tratti, dato che in particolare l'ultimo mi ricorda un modello assistenziale di follow up del cancro al colon, o qualcosa del genere, ma tutta questa è solo spocchia, la spocchia per la quale sono famoso e per cui la gente mi ama, no?
giovedì 5 novembre 2009
head like a hole
è tutto bellissimo, se non fosse per un'emicrania che mi tormenta ormai da una settimana con un ritmo piuttosto regolare corrispondente al concetto di sempre e che solo paracetamolo et similia sembrano lenire per un periodo compreso tra le due e le quattro ore, il che, come anche il più ignorante in materia, cioè io, può comprendere, significa, dando come assunto le quantità smodate di cerveza e liquor cafè e qualunque altra cosa abbia una gradazione superiore all'acqua che introduco nel mio corpo ogni giorno, che i miei epatociti stanno passando un periodo davvero brutto. gli epatociti sono le cellule del fegato, e mi pare doveroso spiegarlo dato che ieri sera, quando ne parlavo, mi è stato chiesto se questa parola dall'evidente origine, dato che si compone della radice epat- e del suffisso -cito, significasse, letteralmente "le cose che mangi che fanno male". la lunga via che mi porterà alle varici esofagee dunque si accompagna, ed è resa ancora meno impervia e più scorrevole, da questo cazzo di mal di testa, per il quale da laureando in medicina trovo come unica spiegazione plausibile una punizione divina, giustificata dai miei comportamenti poco urbani e dagli epiteti tutt'altro che accomodanti che rivolgo alle entità soprannaturali che fanno parte del pantheon cristiano cattolico, ma anche a quelle di altre religioni, per non sbagliare, dato che non si può sapere se effettivamente hanno ragione gli invasati musulmani - in tal caso allah potrebbe essere contento se rivolgessi ingiurie solo al suo nemico gesù e mi spalancarebbe una volta passato a miglior vita le porte del paradiso musulmano, un rischio che non posso correre se voglio ricongiungermi con il mio caro amico satana. a proposito di epiteti rivolti a gesù, ho conosciuto una ragazza basca che si chiama maiale, anche se non sono sicuro che questa sia la grafia corretta, e chiaramente la voglio sposare al più presto nonostante non ricordi esattamente che faccia abbia, il che è piuttosto comune per me dato che non sono affatto un fisionomista, ammesso che essere fisionomista significhi ricordarsi i volti delle persone.
domenica 25 ottobre 2009
your path to divinity
venerdì 23 ottobre 2009
megacolon congenito di hirschsprung.
qui è un venerdì mattina piuttosto normale se è concesso sdoganare le sedici e dieci minuti ancora come facenti parte della categoria mattina, ma anche il collocamento temporale risulta difficoltoso in situazioni del genere, quindi lasciamo perdere, dato che la turbina di boeing 747 in overdrive - non ho la minima idea di cosa voglia dire overdrive ma mi sembrava efficace l'accostamento ad un motore di jet, probabilmente il suo reale significato è "rosa, morbido e cioccolatoso" e tutto quanto viene meno, ma se avessi voglia di addentrarmi in discussioni di semantica o di pertinenza o di significati e significanti insignificanti (sono un rapper, sì, ma colto, come 50cent), ecco, se avessi voluto fare questo non avrei neppure iniziato un discorso simile, dato che il motivo per cui ho citato una pratt & whitney jt9d era per asserire che ne ho una - stazionante in modo pericolosamente vicina al mio lobo temporale mi preclude qualsiasi velleità di qualunque tipo, così come qualunque dignità umana. e l'idea di michele - "ascoltiamo un po' di oasis" - mentre ingurgitavo con sguardo colpevole il mio croissant ed il mio pompelmo, retaggi entrambi di una colazione ormai dimenticata per quanto riguarda il suo reale significato, mi è suonata come vagamente minacciosa, offensiva quasi, ed il ritrovarmi con some might say mentre tento di sbucciare il mio pompelmo mi ha riempito di un terrore senza nome e probabilmente immotivato, un terrore così radicato quanto evanescente che decido di pulire la cucina.
e come al solito doso in modo semplicemente sbagliato l'acqua ed il detergente, di una marca che non conosco perchè i brand spagnoli che ricordo nitidamente ora sono pochi, forse solo colon, che però è il detersivo per la lavatrice ed il suo nome suscita in me un'ilarità del tutto inappropriata in relazione alla mia età anagrafica ed al fatto che qui la parola colon significa colombo, il noto genovese, che da queste parti è una sorta di eroe nazionale, immagino per aver reso possibile con un viaggio dalla parte sbagliata del mondo secoli di sfruttamento imperialista e secoli ancora a venire di influenza linguistica e culturale, ma questo è un discorso davvero noioso ed in fondo inconcludente e nulla ha a che vedere con il fatto che la cucina del mio piso ora ricorda un campo di calcio saponato.
e come al solito doso in modo semplicemente sbagliato l'acqua ed il detergente, di una marca che non conosco perchè i brand spagnoli che ricordo nitidamente ora sono pochi, forse solo colon, che però è il detersivo per la lavatrice ed il suo nome suscita in me un'ilarità del tutto inappropriata in relazione alla mia età anagrafica ed al fatto che qui la parola colon significa colombo, il noto genovese, che da queste parti è una sorta di eroe nazionale, immagino per aver reso possibile con un viaggio dalla parte sbagliata del mondo secoli di sfruttamento imperialista e secoli ancora a venire di influenza linguistica e culturale, ma questo è un discorso davvero noioso ed in fondo inconcludente e nulla ha a che vedere con il fatto che la cucina del mio piso ora ricorda un campo di calcio saponato.
sabato 3 ottobre 2009
vamos a ver.

habemus estathè.
la qual cosa è di gran lunga la più importante tra le novità della mia trascurabile vita, sebbene l'astinenza dal prezioso nettare sia stata mitigata in queste settimane dalla sproporzionata ingestione di limon y nada minute maid, di cui anche il più a digiuno di spagnolo tra voi - cioè, presumibilmente, me - potrebbe intuire la composizione ed immaginare il sapore a metà tra succhi gastrici ed acqua ragia, un gusto molto lontano dalla basicità che mi ha subito conquistato e che probabilmente sta contribuendo alla corrosione del mio esofago. l'estathè è pervenuto in forma di cinque bottiglie da unovirgolacinquelitri infilate in sei - sei, sei - scatoloni DHL contenenti le mie cose: questo potrebbe fare intendere come sia facilmente considerabile come peggio di una figa, dato che ho incluso negli indumenti accuratamente preparati per la spedizione anche capi che non indosso da complessivi anni cinque, insieme ad altre suppellettili dall'utilità paurosamente prossima allo zero, come due pupazzi di due zebre provenienti da una casa farmaceutica, una palla da tennis, un cartello che recita "danger crocodiles - no swimming" proveniente dall'australia, due manuali di medicina interna - in assoluto gli oggetti più pleonastici - ed un canestro da fissare al cestino dell'immondizia che emette un suono tipo folla in delirio quando lo si centra con una pallina di carta o con qualunque altro rifiuto.
lunedì la mia carriera universitaria di giovane studente erasmus di belle speranze prenderà una svolta, una svolta in un senso vietato dove un camion dei trasporti eccezionali sta procedendo a duecento kilometri all'ora condotto da un autista cieco, dato l'inizio del tirocinio all'ospedale clinico di santiago nel reparto di oftalmologia, una branca della medicina di cui conosco già alcune nozioni, come il fatto che gli occhi sono due e sono necessari per vedere, nozioni a cui si aggiunge la mia preparazione sull'argomento in lingua spagnola, che si limita ad "hasta la vista, baby", il che potrebbe ragionevolmente crearmi alcuni problemi di impatto con la dura realtà della clinica, nonostante confidi che l'organizzazione del reparto e dei ruoli dei tirocinanti sia simile a quella italiana, che consiste ad appiattirsi sulle pareti tendando di assumere un colore il più vicino possibile a quello della tappezzeria ed attendere la pausa caffè. ma, come si suol dire, vamos a ver. io, probabilmente non i pazienti, altrimenti non sarebbero da quelle parti.
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