venerdì 3 ottobre 2008

i love you, i'm going to blow up your school.

ho notato con una certa malcelata apprensione la crescita di una decina di peli sparuti sul mio petto, che si era sempre mantenuto fieramente glabro, il che mi ha portato a pensare che questo inedito assetto del mio apparato tegumentario possa essere la prova tangibile e definitiva della mia maturità psico-fisica, ma più probabilmente no - propenderei per l'ipotesi di un processo evolutivo in atto che mi porterà ad assumere le sembianze di wolverine o di una mosca come jeff goldblum nel film di cronemberg. tutto questo naturalmente non ha nessuna importanza nell'ordine di eventi dell'infinito ciclo dell'universo ed ai più potrà sembrare finanche disgustoso, ma riflette in modo pericolosamente realistico l'esistenza del sottoscritto nel presente periodo, esistenza che si potrebbe facilmente definire come di nessuna importanza e finanche disgustosa, appunto: non la rende migliore un clima ed un meteo che intimano al mio es di svolgere alcune azioni come il dormire, il riposare, l'appisolarmi, il coricarmi, l'addormentarmi e se ne avete voglia sentitevi pure liberi di completare l'elenco con un'altra serie di sinonimi che sottintendano la riduzione a livelli basali delle mie attività metaboliche.

la sopracitata involuzione a mammifero letargico mi permette invero di godere nel dormiveglia di alcune cose che voi umani non potete nemmeno immaginare, e visto che la scorsa estate non ho visitato né orione né tannhauser - ma mi sto attrezzando per la prossima, o quantomeno per un weekend nel corso dell'anno - mi riferisco nello specifico a:
il quale, ça va sans dire, è un disco dei mogwai - e la frase non ha alcun intento esplicativo nei confronti della criptica copertina, quanto quello dichiarativo di sottolineare come sia un disco dei mogwai in ogni suo singolo aspetto, molto di più di quanto fosse mr beast che nelle sue infinite distorsioni osava leggermente di più, dato che qui i signorini rielaborano i primi due dischi di cui si scorgono le atmosfere piuttosto rarefatte ed alcune sensazioni piuttosto à la cody alla luce di quanto fatto nel precedente, ovvero con echi di infinite distorsioni, il che potrebbe suonare a tratti banale e controproducente se non stessimo parlando di gente che un genere musicale - o quantomeno una precisa declinazione di un genere musicale - lo ha inventato, il che riduce sostanzialmente il rischio dell'autocitazionismo becero. in conclusione, se le ultime dieci righe avessero un senso, sarebbe che the hawk is howling spacca il culo e non ne sono affatto sorpreso.
ho ascoltato poi con un certo senso critico
e trattasi del tipico disco che ad eccezione dello sdegno per una copertina quantomeno opinabile nessuno avrebbe notato se non ci fosse scritto metallica sopra; detto questo non mi pare il caso di giudicare né loro né ciò che sono riusciti a vomitare fuori dopo st anger perchè anche se i pezzi buoni sono tre, quattro, cinque al massimo ed il disco suoni meglio nella versione di guitar hero - con annessa figura da cioccolatai per i quattro cavallerizzi - non trovo giusto criticare assolutamente nulla dato che anche se vostro padre fosse un alcolista (e suppongo che tra loro lo sia stato chiunque), vi picchiasse, giocasse ai cavalli, avesse una passione per le minorenni thailandesi (e credo che lars ulrich possa soffrire di questa genere di vizio) e spacciasse crack ai vostri compagni di scuola voi perseverereste nel volergli un poco di bene, quindi

ma ora accendo la televisione e sulla seconda rete di stato italiana trasmettono un reality show chiamato "l'isola dei famosi" e sento la presentatrice simona ventura esclamare con teatralità ed un tono di voce di intensità simile ad un concerto degli slayer "il dado è tratto, dada trat...tracta est!" e nulla ha più senso, naturamente.

...ad eccezione della biciclettata alcolica svoltasi pochi giorni fa in quel piccolo bijoux di borghesia che è monza e di cui non mi sento di dire nulla se non: